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24 novembre 2011
WILDsideDROMOcrit.- 26 Novembre '11 Modena
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28 luglio 2011
BOLOGNA - MARE / SABATO 27 AGOSTO
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1 marzo 2011
ALLEYCAT PARMA - 13 MARZO 2011
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10 gennaio 2011
THE WILD SIDE OF THE MOON_CHPT 3
Finalmente è in arrivo la prima gara del 2011, la stavate tutti aspettando.
Le regole sono sempre le stesse, solo bici fisse, ritrovo alle 10 partenza alle 11.
15 giri.
vi aspettiamo, ovviamente grazie a WALTER per il flyer.
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13 dicembre 2010
One Gear - Links
One Gear - Links
per farti una cultura sulla bici fissa, per ora è un progetto.
potrebbe diventare realtà.
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17 novembre 2010
Vamos a la playa - teaser
Vamos a la Playa Teaser from Hector Ferreño on Vimeo.
da stoccarda a barcellona.
tutto a scatto fisso.
tra i partecipanti c'è chi si è fratto da milano a barça brakeless.
tra qualche tempo uscirà il dvd completo, per il momento ci si accontenta di questa anteprima!
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23 agosto 2010
Omicidio di un corriere
Un bel trailer per cominciare la nuova stagione lavorativa!
In bocca al lupo a tutti!
Ben ritrovati!
Via ZLOG
16 giugno 2010
Cioè sono stata da Benetton....
...mi sono comprata una canottierina bianca, un paio di slippettini molto carini con tutte le mucchine sopra, e poi questa bicicletta, che mi hanno detto che il viola della ruota di dietro si intona da impazzire con i miei occhi azzurri...
Tralasciando le stronzate, questi qui (secondo me) a Dominami L'ano gli cagano in testa...
C'è chi parte a fare le bici, e poi si fa anche qualche maglietta, e chi parte con le magliette e alla fine si fa anche la bicicletta.
Via ScattofissoBologna.
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22 aprile 2010
Come farti la bici che non frena
19 aprile 2010
La Tribù dello scatto fisso
Dopo tante cose scritte sempre in maniera abbastanza vaga, finalmente un articolo fatto abbastanza bene sulle bici che non frenano!
Via Avvenire il giornale di Papa Razzinger.
COSTUME Senza cambio, senza freni, con le gambe in continuo movimento: sono i cultori delle due ruote più essenziali, un po’ retrò un po’ design all’ultimo grido, che della loro pedalata domenicale hanno fatto una liturgia estetica Con una punta di maniacalità
Bici
La tribù dello scatto fisso
di Massimo Calvi È anche una moda, una passione puramente estetica, una ciclo-mania metropolitana. Ma per gli amanti del genere è molto di più, è il vero senso del movimento su due ruote, l’unica possibilità, un ritorno alle origini. Perché è su una bicicletta così, a 'scatto fisso' si dice in gergo, che l’umanità ha incominciato a pedalare. Crescono, movimento in espansione, un flusso urbano che fa tendenza. Biciclette leggere, pure, essenziali, normali solo in apparenza. In realtà cicli privati dell’evoluzione tecnica della 'ruota libera': la trasmissione è diretta, i pedali girano sempre, non si possono far riposare le gambe se la bici avanza. Come sui tricicli dei bambini. Un viaggio nel tempo che ha le sue leggi. Non ci sono cambi, non ci sono cavi e non ci sono freni. Ci si arresta solo fermando le gambe, se e quando si riesce, invertendo la pedalata. Servono doti, muscoli, tendini. E un pizzico di follia. Nell’era moderna queste bici nascono per dare il meglio di sé nelle competizioni in pista, sui parquet dei velodromi, gloria e storia del ciclismo. Usate anche come allenamento invernale dai professionisti per migliorare la pedalata, renderla più armoniosa, fluida, rotonda, efficiente. Oggi le biciclette a scatto fisso corrono sempre di più fuori dai recinti protetti delle piste, lanciate ad affrontare il traffico delle metropoli. Un non senso, considerati i rischi della pedalata senza freni. Forse una provocazione, che merita di essere capita. Tutto sembra essere incominciato a Tokyo negli anni ’80, anche se i bike messenger (corrieri in bicicletta) di New York e Boston rivendicano la paternità della riscoperta. Recuperati vecchi telai dal fascino retrò, ripuliti dal superfluo, ecco nascere cicli essenziali, semplici, spesso oggetti unici perché personalizzati. Opere d’arte, vere e proprie sfide al concetto di spostamento in automobile. In Italia sono Roma, Milano, Torino, Bologna, Verona i centri di quello che ha tutte le carte per presentarsi come una variante sportiva di culto pagano. La religione della pedalata continua. Da meditare le parole di Paolo Bellino, un artista nel ridare vita a resti di cicli abbandonati. Nel blog Movimentofisso descrive così il significato della conversione: «Un movimento che è quasi una preghiera: fluido e continuo, innesca una respirazione tipica della meditazione. Una sorta di mantra che scaturisce naturale. Galleggi sul terreno in uno stato mentale che è contemporaneamente di distacco dalla realtà e assoluto contatto con la realtà. La distrazione semplicemente non è ammessa». Logica la lezione: «Non iscrivetevi a un corso di yoga: prendete la bici». Pratica da fissati, per pochi, ma convinti. Gli adepti dello scatto fisso si riconoscono dalla pedalata armoniosa, si scambiano segreti e consigli sul web, si trovano anche di notte per giocare a bike polo in piazzali e parcheggi vuoti, hanno riti e miti come ogni tribù metropolitana che si rispetti. Poche e semplici le regole, nella ricerca della bici assoluta. Il dogma del rapporto singolo è una solida base di monoteismo. Gli integralisti non contemplano la mediazione dei freni (violando il codice della strada), i più tolleranti e sani ne montano almeno uno davanti. I fanatici della purezza non sopportano i mozzi flip- flop , che permettono di tradire l’idea dello scatto fisso con un solo gesto. Su una cosa tutti sono d’accordo nel non fare concessioni alla mediocrità: i forcellini – la parte del telaio dove si appoggia la ruota posteriore – devono essere orizzontali, per poter regolare la catena con semplicità. Quelli verticali rappresentano l’inizio della corruzione introdotta dal cambio, il peccato originale, la schiavitù del tendicatena. Da tempo il marketing e la moda hanno fiutato l’aria. Le fisse, per l’essenzialità delle forme, compaiono negli allestimenti di design e tutti i principali produttori di cicli hanno ormai in catalogo una fixed (a scatto fisso), un modello retrò da pista, o quantomeno una single speed , bici con un solo rapporto e spesso freno a contropedale. Ma il fascino e il significato più profondo dello scatto fisso richiedono almeno un passaggio artigianale. La bici perfetta va montata da soli, partendo dal telaio – meglio se un pezzo di nostalgia famigliare – e scegliendo un componente dopo l’altro. Ci sono guide per tutti, luoghi per imparare condividendo il sapere e gli strumenti, come le ciclofficine popolari, che spuntano un po’ ovunque nelle grandi città. Uno dei blogger più consultati in rete, Aldone di Bicifissa, dispensa consigli preziosissimi, dal rapporto ideale pignone-corona alla giusta lunghezza della pedivella, fino alle tecniche di guida e frenata. «La fissa, nulla che non sia strettamente necessario – spiega –. A differenza di tutte le altre categorie di bicicletta la potete montare come vi pare. Mischiare i generi può portare a risultati entusiasmati, basta avere voglia di giocare e sporcarsi le mani di grasso». Rischio e libertà, insomma. Ma anche una spasmodica ricerca di purezza, di semplicità, desiderio ludico di cose semplici. Estetica della sobrietà. E forse non è un caso che il boom delle biciclette a scatto fisso esploda in una stagione di crisi, economica e non solo. Enrico, studente torinese, ha intitolato il suo blog Gear is for losers , «il cambio è per i perdenti». Già. A che cosa servono 21 velocità se con la bici al massimo si va al parco o ai giardinetti? Volendo, c’è un’etica della responsabilità in una bici fissa: mantieni un solo rapporto, pedala alla velocità che puoi permetterti, non dare nulla per scontato, guarda lontano. Una filosofia. Uno stile di vita. Anche una lezione di economia. Tutto deve essere semplice e lineare, nella ricerca del velocipede «assoluto»: un solo rapporto, niente fili, il mezzo va montato da soli, partendo dal telaio – meglio se un pezzo di nostalgia famigliare – e scegliendo i componenti uno a uno. E cercando gli amatori online |
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