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29 dicembre 2010
DOMANI 30.12.10 CRITERIUM DI FINE ANNO A MODENA
Domani ultima pedalata per concludere il 2010 in bellezza.
non vi fate scoraggiare dal freddo, preparate la bici , depilate la gamba e venite a modena in via caduti sul lavoro n° 240.
approfittatene anche per iniziare a buttare giu i kili di troppo del cenone natalizio, e per avere meno sensi di colpa la notte di capodanno.
che se poi vinci ti porti a casa anche il trofeo..
e poi ti porti a casa in ogni modo una spoke card aggratis..
ti aspettiamo!
si ringrazia l'immenso WALTER per aver fatto trofei e spoke card, grande cuore!
12 novembre 2010
30 settembre 2010
Alberto Contador - Solo una contaminazione alimentare
La decisione è stata presa a titolo provvisorio. La positività riscontrata ad un controllo del 21 luglio, giorno di riposo del Tour. "Alberto è vittima di un caso di contaminazione alimentare", ha fatto sapere l'entourage dello spagnolo. Contador ha annunciato una conferenza stampa già oggi. Via gazza dello sport
adesso non è più doping, ma contaminazione alimentare.
5 febbraio 2010
Amore hai dato tu la CERA?

Dio li fa e poi li accoppia: è una battutaccia facile e scontata, ma di fronte a questa storia è anche molto difficile evitarla. Siamo ai confini della realtà, ma purtroppo è realtà: anche la signora Riccò, una giovane ciclista di 19 anni che non risulta esattamante moglie, ma comunque compagna e freschissima mamma del loro bambino, precipita nel vortice del doping.
Stessa famiglia, stesso mestiere, stessa sostanza: è l’ormai popolarissimo Cera, l’Epo di ultima generazione (o penultima, si dice già in giro), che da mesi sta sterminando diversi settori degli sport olimpici. Da quando i francesi hanno messo a punto un metodo infallibile per intercettarlo, gli atleti cadono come mosche. Tanto che ormai è molto difficile provare stupore. Eppure, questo caso di casa Riccò, riesce ancora a stordire. Il perché è abbastanza elementare: Riccò l’aveva combinata talmente grossa, andando a rovinare il Tour del 2008, subito dopo aver sollevato entusiasmi popolari con le sue vittorie, che nessuno avrebbe mai pensato ad una seconda puntata di questo genere horror. Almeno sotto lo stesso tetto, dentro le stesse mura domestiche.
Invece. Invece per questa brava gente niente è impossibile, tanto meno sfidare le più elementari regole del buonsenso. Per Vania Rossi risulta fatale il controllo del 10 gennaio, ai campionati italiani di ciclocross, corsi tra i sentieri di Segrate. Sin qui siamo nella norma: una corsa, un controllo, una buccia di banana. A rendere il caso letteralmente clamoroso è la cornice dentro cui l’episodio si snoda. Già doparsi per una gara di ciclocross è una bella impresa. Ma doparsi per una gara di ciclocross dopo quel che è successo in famiglia risulta un’impresa memorabile. Per due motivi. Cominciamo col primo: il capofamiglia è reduce dalle apocalittiche vergogne di una squalifica, peraltro attenuata in cambio di parecchie confessioni utili alla giustizia, e proprio fra un paio di mesi si accinge a tornare in pista con il capo cosparso di cenere. Non più tardi della settimana scorsa, lui per primo pronuncia parole come pietre, rinnegando i suoi errori e accettando il duro destino della risalita. Molto curioso, oggi come oggi, risuona un passaggio del suo doloroso atto di contrizione: «La cosa che più mi spiace è aver tradito chi credeva in me, primi fra tutti mia moglie e i miei genitori, all’oscuro di tutto...».
Evidentemente in famiglia ci sono difetti di comunicazione. Poco dialogo tra i coniugi. Lei non sapeva che lui usasse Cera. Ora apprendiamo il seguito: lui non sapeva che lei usasse Cera. Singolare, molto singolare. Dovremmo credere? Qui è difficilissimo credere a qualsiasi cosa. Qui è legittimo porsi un’altra domanda: e se invece il signor e la signora Riccò sapessero tutto l’uno dell’altra, esercitando tra l’altro anche lo stesso mestiere, con allenamenti congiunti, e semplicemente fossero bravi a raccontarcela?
Ma tutto questo, se vogliamo, è ancora niente. A rendere l’episodio di portata memorabile è anche il secondo motivo, molto più triste e avvilente, di natura squisitamente umana. Vania Rossi è mamma da luglio del piccolo Alberto. Non si tratta di fare del facile bacchettonismo, sostenendo che fa comunque un certo effetto vedere una neomamma dedita al Cera. Mettiamo pure in conto che l’atleta, padre o madre non fa differenza, obbedisca comunque a richiami particolari. Passiamo oltre, superiamo i limiti della celestiale icona mamma-bimbo, al di sopra di tutte le brutture del mondo. Restiamo pure al fatto agonistico. Anche in questo caso, c’è di che restare attoniti: risulta agli almanacchi che Vania Rossi rientra alle gare soltanto quattro mesi dopo il parto, in novembre (chi va in bicicletta sa cosa possa significare). Non solo. Torna e vince subito, a Modena, nella seconda tappa del Giro d’Italia di ciclocross.
Ora: per troppi anni abbiamo creduto ai miracoli. Per troppi anni abbiamo pensato che questi campioncini fossero capaci di cose disumane. Anche vincere a quattro mesi dal parto sembrava risultato incredibile. Difatti.
Via Il Giornale
19 gennaio 2010
Doping @Bike Polo Io Brico
Ecco le prime immagini ricevute in redazione scattate da un passante , che documentano l'uso di Eritropoietina di nuova generazione (EPO CERA) da parte di un Rider di Iride, forse il più rappresentativo di tutti, per la legge sulla privacy le generalità non verrano diffuse.
"Il doping ormai è la piaga del nuovo millennio, bisogna combatterlo ed insegnarlo gia in giovane età ai ragazzini delle scuole elementari con forti campagne di sensibilizzazione atte a prevenire questo fenomeno." Queste sono le prime parole a caldo rilasciate dal commissario straordinario della lega del bike polo Francesco Kappa in seguito al triste evento.
Secca e piccata la replica dell'accusato: "attendo l'esito delle controanalisi, non sono un drogato, ora devo solo pensare a me stesso e alla mia famiglia, visto che loro sono le prime vittime di questo scandalo, ne usciro' a testa alta e dimostrero' che sono pulito."
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